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Valentina Dalpozzo

Mi chiamo Valentina e vivo a Ferrara. Ho 43 anni e sono stomizzata da quando ne avevo 26. Ho deciso di raccontare la mia vicenda grazie a Paola, una mia amica infermiera e stoma terapista. Lei sostiene che la mia è una storia bellissima, che vale la pena di essere raccontata. Infatti, nonostante la sofferenza, i sacrifici, l’incertezza per la vita e la stomia, sono riuscita a trovare la mia serenità e dare alla luce una bambina. Dunque, anche se la mia esistenza è stata segnata da vicissitudini personali, dal trauma della malattia e da due stomie, questa che scrivo non è una storia triste. Anzi, la mia vita è prima di tutto quella di una donna e di una mamma felice…

Ma cominciamo dal principio. Tutto è andato bene fino ai miei 17 anni: ero una ragazza normale e la mia vita si divideva fra studio e compagnia di amici. Poi sono iniziati i problemi: ho cominciato a perdere peso e a sentire che mi mancavano le forze per svolgere le normali attività quotidiane. È iniziata la lenta scivolata verso il buio, un limbo di malessere fisico e incomprensione. Nei primi tempi il contraccolpo psicologico è stato pesante: non mi sentivo considerata dai medici ed io stessa non sapevo più cosa stesse accadendo. Poi visite mediche, visite mediche, visite mediche… e infine una colonscopia e una biopsia, che hanno fornito una diagnosi chiara. Ecco che dal buio emerge il suo nome: si tratta di malattia di Chron.

Sin da subito si è visto che la patologia interessava quasi tutto il colon e il retto. Sono dunque seguite diverse terapie farmacologiche, ma nessuna era davvero efficace. Ho cominciato a vivere periodi buoni (in cui i sintomi regredivano) e periodi cattivi (in cui tutto ricominciava da capo) ed i periodi buoni erano quelli legati all’assunzione di grandi quantitativi di cortisone. Frequentavo la scuola per infermieri professionali, diventare infermiera era il mio sogno fin da adolescente e la patologia non ha influito sulla mia scelta. Subito dopo il diploma sono anche andata a vivere da sola, imparando per forza di cose a convivere faccia a faccia con la mia malattia.

Poi, nell’agosto del 1992, sono stata sottoposta a intervento di Miles. Avevo 26 anni e confesso di aver vissuto l’operazione come una liberazione. Mi hanno confezionato una colostomia. Dopo lo shock iniziale, mi sono tirata su le maniche: bisognava imparare a gestire la stomia, a vivere in modo nuovo e tutto andava riprogettato… All’epoca non si parlava molto di educazione e riabilitazione, di stomaterapia e stomaterapisti, di accessori per la cura della cute peristomale e neanche di contatti con persone che avevano affrontato tale esperienza… dunque tutto è stato più difficile.

Poi la vita è andata avanti: nel giugno 1993 mi sono sposata e nel 1994 sono rimasta incinta di mia figlia. In quel periodo lavoravo in maternità e ho vissuto la mia gravidanza con serenità ed emozione come tutte le altre mamme. Noemi è nata nel 1995, sana e bellissima. Il parto cesareo è stato ovviamente programmato, ma non mi ha creato nessun problema particolare. Da allora è passato tanto tempo. Ci sono stati alti e bassi, ma ho sempre convissuto con la stomia come con qualcosa che fondamentalmente mi aveva aiutato a stare meglio.

Però quando sembrava che tutto stesse andando bene, ecco che nel 2004 la malattia ha ripreso il sopravvento e ho dovuto sottopormi nuovamente ad intervento chirurgico. Questa volta la sorte ha voluto che quel pezzetto di colon che mi era rimasto dovesse essere tolto, così l’unica possibilità che mi rimaneva era quella di chiudere la colostomia precedente per confezionare un’ileostomia. Ho dovuto ricominciare tutto da capo.

Oggi mia figlia ha quindici anni. Essendo nata e cresciuta con una mamma che aveva da sempre una stomia, questo fatto non ha mai influito sul nostro rapporto. Non c’è mai stata un’inversione dei ruoli né questo aspetto ci ha mai allontanato, anzi. Per Noemi la sua mamma è così da sempre e fondamentalmente non è questo il “problema” – come non lo è per me – ma è piuttosto un aspetto ormai consolidato della nostra vita quotidiana. Fin da quando ero molto piccola poi, le ho sempre spiegato ogni cosa senza usare metafore. Ho imparato ad accettarlo io per prima, non come una ferita, ma come un aiuto, dunque per lei è sempre stato parte integrante della nostra vita. Oggi conosce bene quanto me il materiale di cui ho bisogno per gestire la stomia e gli accorgimenti – alimentari e non – che devo “rispettare”. In questo modo riusciamo ad avere una complicità che a volte diventa persino un gioco.

Tra le attività che svolgo, oltre al mio lavoro da infermiera, c’è la palestra. Ci vado con Noemi due volte a settimana, facciamo Pilates. Ma faccio anche lunghe passeggiate e vado in bicicletta. Quando è possibile non disdegno nemmeno un week end in qualche bel posto. Ho poi imparato con gli anni a curare la mia dieta in base alla mia sensibilità personale, in modo che gli alimenti che mangio non mi diano troppo fastidio.

Infine, nel maggio di quest’anno, è nata l’A.I.S.E. (Associazione Incontinenti Stomizzati Estense), di cui sono il presidente. La finalità è quella di creare nella nostra provincia un nuovo punto di riferimento e di supporto per le persone stomizzate. Pensiamo che sia indispensabile non farle sentire sole, fornire supporto psicologico e, soprattutto, offrire il confronto con chi ha vissuto queste esperienze sulla propria pelle.

Ammetto che la mia vita non è stata semplice e che ho attraversato momenti difficili, tuttavia mi sento di poter dire che non solo sono tornata a vivere, ma che con una stomia si può anche vivere bene. Sì, sì può fare una vita normale senza farsi mancare nulla. Io con una stomia ho fatto persino una figlia… e ne sono fiera.

A volte, quando penso al passato, mi dico che tutta questa storia ha fortificato la mia personalità. Valentina oggi è una donna forte, determinata, sa quello che vuole… ma soprattutto desidera che la sua esperienza possa essere una ricchezza, un dono prezioso per altri.