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Great Comebacks

Piera Marchisio

Vincitrice Great Comebacks™ 2008  

Mi chiamo Piera e sono ileostomizzata dal 1974.

Tutto ebbe inizio a luglio del 1970, avevo 28 anni, ero sposata e avevo una bimba di 5 anni.

Tornata da un breve periodo trascorso al mare, per accompagnare mio marito in convalescenza dopo un intervento chirurgico, iniziarono i primi sintomi della malattia: diarrea con sangue. Le cure che mi prescrissero non portavano alcun giovamento. Fui ricoverata in ospedale nel reparto malattie infettive. Dopo pochi giorni, constatato che non si trattava di malattia infettiva, mi trasferirono all'ospedale Molinette di Torino, dove mi diagnosticarono una rettocolite ulcerosa emorragica e, successivamente, una fistola anale. Quanta Salazopirina e cortisone ho ingoiato!!! Ricordo le dolorose colonscopie (gli strumenti diagnostici erano più rigidi di adesso) nonostante le attenzioni dei dottori, le flebo tutte le mattine per potermi nutrire, le numerose trasfusioni di sangue. Ero arrivata a pesare 36 Kg. E i medici mi curavano con molta premura. Quando tornavo a casa, a volte dopo due mesi di degenza, mi ci voleva parecchio per recuperare, non riuscivo più a camminare perché avevo le gambe intorpidite. Non ho tenuto conto dei numerosi ricoveri: per me il letto era sempre disponibile. Lo sgomento era forte, quando dovevo preparare la borsa per ritornare in ospedale; dovevo lasciare mia figlia e mio marito senza sapere quando e se sarei tornata. Per fortuna avevamo il sostegno di nonni e parenti e amici che pregavano.

Nel febbraio del 1974, durante l'ultimo ricovero nel reparto di Medicina, venne il buono e premuroso dottor Presti e gli dissi che non ce la facevo più: volevo essere operata, pur sapendo che andavo incontro alla stomia. Il dottore non disse nulla, uscì dalla stanza, tornò poco dopo con il primario, il professor Banche, il quale mi comunicò che aspettavano il momento giusto per mettermi al corrente di quella soluzione, data la mia giovane età e il grave deperimento. La mia richiesta li aveva sollevati dal dovermelo comunicare. Fui trasferita nel reparto di Chirurgia. Il primario, il professor Colombo, diede disposizioni per rimettermi un po' in forze, almeno per una quindicina di giorni. Purtroppo, appena due giorni dopo, mi aggravai e dovettero operarmi d'urgenza: ileostomia.

Durante i 19 giorni di degenza postoperatoria, ho avuto problemi con la cute peristomale: attorno alla stomia, a causa di infiltrazioni, si era formata una piaga sanguinante ed il sacchetto non aderiva alla pelle. Mio marito, quasi sempre presente, per non farmi soffrire aveva escogitato, di nascosto, un sistema: metteva intorno alla stomia un po' di cotone idrofilo e lo cambiava appena era umido. Una mattina, venne il chirurgo a visitarmi: avevo il sacchetto e, vedendo il cotone disposto come se fosse un nido, me ne chiese il perché. Con un po’ di timore gli spiegai tutto e le sue parole mi risollevarono: “Così suo marito la farà guarire”. Nei primi giorni a casa io e mio marito, avendo notato che durante il cambio del sacchetto la nostra bambina era nei pressi della camera chiusa, decidemmo di chiamarla. Lei con la naturalezza dei bambini entrò e collaborò. Siamo contenti di aver fatto quella scelta.Nonostante la debolezza mi sono fatta coraggio e mi sono ripresa, volevo vivere per me e per la mia famiglia. Dopo pochi mesi, con la mia famiglia abbiamo festeggiato con un viaggio il 10° anno di matrimonio; cosa che non mi sarei sognata negli anni precedenti l'intervento, perché il male arrivava all'improvviso.

Per me la stomia è, com'è stato scritto, “IL SACCHETTO DELLA VITA” e ne sono convinta. Ne ho sempre parlato come una risorsa. Ricordo i medici che mi hanno curata e ringrazio il Buon Dio di godere dell'affetto della famiglia e degli amici, che sono comprensivi e mi supportano tuttora. Dopo che la loro mamma le ha informate con discrezione ora ne parlo con le giovani nipoti.

A 66 anni, con la collaborazione di mio marito che è ed è sempre stato presente, faccio i lavori di casa, lunghe passeggiate, vado in palestra e le mie amiche, che conoscono la mia situazione, rimangono sorprese nel vedere che nella nostra condizione si può fare anche questa attività. AI mare indosso il costume senza preoccuparmi troppo dei piccoli guai che mi possono capitare: un rimedio si trova sempre.

La mia vita non è sempre stata costellata di belle esperienze ma, nel mio piccolo, cerco di aiutare chi è più angosciato di me. Sono sempre stata restia a scrivere questa storia d'altri tempi, mi sembrava di esternare troppa fiducia.

Leggendo anche storie di persone piene di ottimismo mi sono decisa.

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