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La storia di Luigi Catuogno

“Qualcosa non va”, con questo pensiero è iniziata la mia avventura in un mondo del quale avevo solo letto molto e basta. Iniziava così la lunga trafila di accertamenti ed esami che nel mio caso non davano risultati univoci, ma alternavano esiti positivi ad esiti negativi. Così il chirurgo che mi aveva preso in cura (Dott. Valentino Fiscon) decise di portarmi in sala operatoria per prendere i campioni di tessuto necessari per una diagnosi sicura.Quella mattina, non so dire se dopo molti o pochi minuti, dal telo verde che era davanti a me vidi il Dott. Fiscon che mi disse: “Luigi, è un tumore, dopo vengo in stanza e ti spiego un po' di cose...” e così ha fatto nelle ore del primo pomeriggio, quando avevo smaltito l'anestesia lombare. È stato molto chiaro nella spiegazione di quello che aveva visto, di quello che l'esame istologico aveva confermato, di quello che c'era da fare ed alla fine ha detto: “Hai qualche domanda da farmi?”. La domanda che gli ho fatto (ancora se la ricorda e me lo rammenta ogni volta che mi vede) è stata una sola, ma si discostava di molto dalle solite domande che i pazienti fanno in questi casi: “Potrò ancora andare in moto?” Non ebbe dubbi nel rassicurarmi e così è iniziato il percorso di avvicinamento all'intervento. Radioterapia e chemioterapia per 6 settimane, trascorse le quali dovevano passare altre 8 settimane di attesa, poi l'intervento che prevedeva la rimozione delle masse ammalate ed il confezionamento della “stomia”. Sei settimane di radio e chemio... giorni bui dei quali ricordo solo una cosa: nonostante il buio avevo un'ombra: mio figlio, che durante tutto il periodo delle terapie era diventato, come ho già detto, la mia ombra. Non posso dire che sia stata l'unica dimostrazione di affetto, anzi, sono stato coccolato ed accudito in tutto e per tutto da mia moglie, da mio figlio, dagli amici più intimi e spesso anche da chi non avrei immaginato. Spesso ho pensato a come sarebbe stata la mia vita “col sacchetto” che avevo tanto temuto in passato, essendo anche da molti anni affetto dalla malattia di Crohn e per questo, quando ne avevo voglia, cercavo di informarmi per mezzo di Internet leggendo i racconti di coloro i quali avevano già fatto questa esperienza, ma non era l'unico pensiero, pensavo anche, e molto spesso, alle uscite che ho fatto in moto con i miei amici “bikers”.

Ad ogni modo, anche se quando si sta male il tempo sembra fermarsi, arriva il giorno prima del ricovero nel quale era previsto l'incontro con la specialista in stomie: Elisabetta Milani. Una tipetta simpatica, di carnagione e capelli scuri con l'occhietto “furbo” di chi sa il fatto suo. Infatti non mi sbagliavo, la spiegazione di quello che sarebbe stato il posizionamento, il confezionamento e la cura della stomia è stata precisa ed esaustiva più di ogni mia aspettativa. L'intervento è durato parecchie ore, ma è andato bene. Appena sveglio ho salutato mia moglie, mio figlio ed un paio di amici fedelissimi che avevano atteso dalla mattina fuori da reparto operatorio della Ospedale di Cittadella e poi rimasto solo con Elisabetta ho voluto vedere la famigerata “stomia”. Mentre la guardavo, Elisabetta mi spiegava i passi che avremmo fatto insieme, giorno per giorno durante la degenza, per arrivare ad una completa autonomia nella gestione della stessa una volta dimesso. Così è stato. Ancora oggi però, dopo 16 mesi dall'intervento e ormai perfettamente autonomo, Elisabetta mi segue durante le visite di controllo che periodicamente faccio in ambulatorio stomizzati con la stessa dedizione e preparazione di sempre.

Era la fine del mese di marzo, presto per uscire in moto, ma il periodo era adatto per pianificare gite, posti nuovi da vedere, belle strade da percorrere, ore da trascorrere insieme al solito gruppo con spensieratezza ed allegria. Sembrava procedere tutto per il meglio, quando all'inizio di giugno, pronti a partire per una nuova stagione motociclistica, il Crohn mi ha regalato una perforazione intestinale (la terza dal 2002) che mi ha costretto al ricovero in ospedale per 40 giorni. Torno a casa il 9 luglio, molto debilitato, senza forze ed anche parecchio demoralizzato. La stagione in moto era finita prima di iniziare, almeno per me, ma questo non mi ha impedito il primo sabato dopo le dimissioni dall'ospedale, di farmi accompagnare da mio figlio in una concessionaria di moto.

Per non dilungarmi molto nei particolari ho acquistato una moto nuova della quale avevo letto molte prove durante la convalescenza, data di consegna fine luglio. Nel frattempo ho venduto la moto che avevo a casa.Il giorno stabilito per il ritiro non ero ancora in condizione di guidare così la moto nuova è arrivata a casa guidata da mio figlio (al quale è piaciuta molto) e questa è stata la molla che mia spinto ad impegnarmi in una ripresa fisica che altrimenti sarebbe stata molto più lunga e difficile.

Avevo voglia di guidare anche se sapevo che viaggi di molti chilometri non erano ancora alla mia portata, ma mi bastava il giretto anche fino al paese vicino, era già un passo, una conquista per me. Non perdevo occasione per andare in garage, libretto di uso e manutenzione alla mano, per conoscere nei particolari in mezzo meccanico nuovo, studiare e progettare accessori vari per personalizzarla e tutto questo sempre appoggiato e spronato dai miei cari, ai quali sarò sempre grato per quello che hanno fatto per me. Le prove per vedere se riuscivo ad alzare la moto dal cavalletto sono state infinite in quelle settimane ed ho pianto quando durante una di queste prove non sono riuscito a tenerla in piedi e ho dovuto lasciarla stendere per terra, ma finalmente il giorno in cui mi sentivo abbastanza pronto per andare a provarla è arrivato. Una specie di esame insomma. 30 chilometri di strada poco impegnativa che ho assaporato e goduto dal primo all'ultimo metro, ma sono certo di potere dire che sono stati i più belli della mia vita.

Col passare delle settimane mi sentivo sempre più forte, ma purtroppo la bella stagione era finita, allora durante la stagione fredda, con la scusa di metterla in moto, giravo intorno l'aiuola del giardino di casa suscitando spesso la meraviglia e qualche sorriso di mia moglie e di mio figlio che quasi certamente si saranno fatti qualche domanda sulla mia salute mentale. Solo chi ha la passione delle due ruote nel sangue può capire. Ad oggi, iniziata una nuova stagione motociclistica, qualche bel giretto l'ho già fatto e spero che ne farò altri ed altrettanto belli.

Da questa esperienza posso dire che ho imparato molte cose, ma tre mi sembrano più importanti delle altre.

La prima: qualunque cosa succede nella vita bisogna reagire e combattere, solo così si ottengono risultati. Avere una passione, qualunque sia, aiuta, quindi è sempre bene averne una.

La seconda: fai tutto per te stesso e impegnati perchè hai ancora tante cose da fare. L'amore, l'appoggio, il coraggio, l'incitamento che ti trasmettono i tuoi cari (nel mio caso, principalmente di mia moglie e di mio figlio) farà sembrare tutto meno difficile e faticoso questo ti farà capire che non sei mai solo anche quando lo pensi.

La terza che è forse la più importante: ci sono tante persone che ti vogliono bene... e tu non lo sai.