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La storia di Jessica Cerullo

Salve cari lettori, mi presento: sono Jessicaed ho 38 anni e sono qui per raccontarvi la mia esperienza. Nel giugno 2009 avvertivo dei forti disturbi all’ano, per cui mi sono rivolta ad un proctologo e, dopo una svariata serie di indagini, mi hanno diagnosticato un “cancro anale”. Colta alla sprovvista nel mare delle sofferenze, non sapevo dove indirizzare le mie vele e quindi procedere per una rotta. Ma grazie ad una forza interiore che non pensavo di possedere, ho iniziato a realizzare il tutto e seguire un percorso. Il cambiamento repentino della vita, le terapie devastanti, destabilizzavano non solo il mio corpo, ma al di sopra di tutto la mia mente e mantenere la lucidità non era cosa da poco. Ma in cuor mio sussuravo: “Jessica, questa è la tua battaglia per cui lotta e vinci”. La mia arma vincente è stata ed è tuttora la positività, anche se in alcuni momenti viene travolta e divorata dalla disperazione. Sembrerà strano, un paradosso, ma non ho mai pensato e sfiorato l’idea che potessi “morire”, volevo vivere per me e per le persone che mi amavano tanto. Tornando alle cure previste dal protocollo oncologico, non diedero esito positivo, in quanto la massa tumorale non si ridimensionò, per cui il chirurgo fu costretto a darmi la triste notizia dell’amputazione anale e di una stomia definitiva. Un altro colpo: per la seconda volta feci lo stesso discorso, mi si scatenò in primis la rabbia, poi subito il pensiero che si poteva vivere anche con una sacca sul pancino. Il 17 dicembre dello stesso anno mi stomizzarono, il post operatorio mi mise KO. Persi tantissimi chili ed i dolori erano atroci. Per circa tre mesi non ho dormito e mi nutrivo con sacche di cibo artificiale. Dopo un anno da quando mi sono ristabilita, mi sono rivolta a delle persone che reputo in una sola parola “speciali”. Mi sono messa in contatto con loro e, subito, mi hanno fissato un appuntamento per ascoltarmi e sostenermi. Sto parlando del centro stomizzati del “Cardarelli di Napoli”. L’infermiera Rosaria mi ha accolto insegnandomi una tecnica nuova, cioè l’irrigazione. Trovo che sia un qualcosa di stupendo, in quanto svuota l’intestino per circa 48 ore per cui dopo puoi avere un tappo sulla stomia senza che fuoriescano le feci. Con questo sistema mi sento a mio agio. Oggi faccio tutto: vado al mare, in palestra, esco con gli amici e cerco di riprendere in mano la mia vita. Non mi sento sfortunata, anzi: al contrario, visto che ne parlo, ho avuto la possibilità di farlo, a differenza di qualcun altro. Ringrazio ogni giorno “Dio” per avermi dato la forza per affrontare questi momenti, con l’augurio di continuare la mia vita nel migliore dei modi.