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Ilvano Bianchi

Vincitore Great Comebacks™ 2006  

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Mi chiamo Ilvano B., ho 54 anni vivo a Perugia, e sono ileostomizzato da gi anni, ma ricordo perfettamente il giorno in cui la mia vita cambiò. Era il 28 febbraio 1975, avevo 22 anni e nel cuore un macigno: avrei dovuto sottopormi ad un intervento chirurgico per una ileostomia definitiva. Il mio calvario era iniziato 3 anni prima, al momento dell'operazione di appendicectomia, durante il quale avevano riscontrato che non ero affetto da appendicite, ma da una rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn. Ventidue anni sono per un ragazzo l'età d'oro. C'era davanti a me tutto un mondo nuovo da scoprire fatto di amici, risate, combriccole e ragazze, ma la realtà mi faceva intravedere lunghi anni di analisi mediche, cure, controlli, ospedale, ospedale... ed ancora ospedale. Le mie condizioni andavano di giorno in giorno sempre peggiorando, non riuscivo più ad assimilare nessun tipo di alimento, pesavo soltanto 28 Kg. Ora, però, era arrivato il famoso giorno in cui si doveva intervenire chirurgicamente e risolutivamente. La grande incognita era tutta nella risposta del mio organismo, fortemente debilitato, all'operazione, allo stress di una lunga anestesia e a tutte le conseguenze che comporta un intervento chirurgico. Mi risvegliai completamente in uno stato di gioia euforica e voglia di vivere così forte che non riuscirei a descriverla, per cui, della stomia che mi avevano confezionato e che mi porto da 30 anni, non me ne curavo più di tonto. Avevo accettato subito e senza riserve l'ileostomia, perché rappresentava per me l'unica speranza di sopravvivenza, ma non avevo considerato le consequenze ed i problemi che ne sarebbero derivati e che non si fecero attendere. Infatti, già al momento della dimissione dall'ospedale capii che la mia vita era profondamente cambiare: dovevo imparare a convivere con una protesi, per di più assolutamente inidonea. Non potevo muovermi liberamente per non provocare disastri, specialmente la notte. Dormivo seduto in poltrona e tanto non potevo evitare sgradevoli incidenti fisici. Per fortuna questo calvario durò solo pochi mesi! A Perugia, mia città di residenza, ebbi la fortuna di incontrare Alberto Guidi, che avevo precedentemente conosciuto e che avevo ritrovato in ospedale, mentre lottavo per la vita, poiché era diventato infermiere e si interessava di stomie. Insieme riuscimmo a risolvere in parte i problemi maggiori che, sino a qual momento, mi avevano reso l'esistenza un inferno. La soluzione del problema sacche non tardò ad arrivare con il presidio più idoneo e così risolsi quasi tutti i problemi pratici riguardo alla gestione della stomia. Data la mia età ancora molto giovane, altri problemi pesanti derivavano dalle mie necessità di relazione con i coetanei e soprattutto con le ragazze. Non sapevo mai se confessare la mia condizione, aggravata anche da una protesi alla gamba sinistra, conseguenza di un incidente subito a tre anni. Per dovere di cronaca, a 28 anni mi sono sposato, ed ho un figlio di 23 anni, che vive ed è sempre vissuto con me. I miei amici dicono che sono un ragazzo padre. Infatti da 2 anni sono separato, e poi divorziato. Ma al mio ruolo di ragazzo padre non rinuncerei per tutto l'oro del mondo, anzi, mi piace molto e l'ho svolto con la passione e cura di una mamma d'altri tempi o meglio, di un "mammo”. L'amore, quello vero che sognavo da ragazzo, non l'ho mai incontrato, ma so che esiste e che non si cura troppo degli handicap, anzi li supera. Del resto i matrimoni falliti sono tanti e, almeno in questo, io sono uguale a tutti gli altri.