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Great Comebacks

Ilenia Pinca

Vincitrice Great Comebacks™ 2009  

Mi chiamo Ilenia, ho 30 anni e vivo in provincia di Modena. Sono ileostomizzata e temporaneamente da agosto 2008 e ho il morbo di Chron. Racconterò la mia storia per dare conforto a chi, come me deve affrontare quotidianamente questa situazione. Ho iniziato ad avere qualche disturbo circa cinque anni fa ed eramo “mal di pancia” sporadici che cercavo di alleviarli senza dargli molta importanza trascurando la mia salute. All’inizio del 2008 convivevo da due anni e avevo perso il lavoro. Nel frattempo le mie condizioni di salute si sono aggravate sensibilmente: avevo dolori addominali quasi ogni giorno ed erano molto acuti. Ne parlai con il mio medico curante che, sbagliando completamente cura, mi diede delle pastiglie per il mal di stomaco. Continuai questa cura per quattro mesi senza ovviamente alcun risultato alchè di mia iniziativa incominciai privatamente a fare accertamenti. Ero angosciata, non volevo aspettare per troppo tempo gli esiti, ormai non riuscivo neanche a mangiare dai dolori. Feci gli esami del sangue ed una visita ginecologica, ma fortunatamente andava tutto bene. Poi da un’ecografia addominale completa, lessi per la prima volta in vita mia la parola “sospetto Chron”. Ero incuriosita, ma non ero né spaventata, né preoccupa, a differenza del mio medico che mi prescrisse con urgenza una colonscopia da un bravissimo professore dell’ospedale di Reggio Emilia. Era programmata per il 20 di agosto. Non feci in tempo a farla. Il 12 dello stesso mese mi sono svegliata alle 5 del mattino e non riuscivo ad alzarmi dal letto dal dolore che avevo. Svegliai il mio compagno che non capì la gravità della situazione. Ho resistito fino all’ora di pranzo e poi mi sono fatta accompagnare al pronto soccorso più vicino. A distanza di due ore mi avevano sottoposto ad una serie di esami ed ero su un’ambulanza diretta al Santa Maria di Reggio Emilia. La prima settimana è stata un inferno: esami su esami, sondino nasogastrico e flebo di cortisone e antidolorifici giorno e notte. Non avevo voglia di vedere nessuno, tanto meno il mio compagno. Mi ero resa conto che continuava a sottovalutare questo mio stato. Avevo l’affetto della mia famiglia e delle amiche più care, ma continuavo a piangere come una bambina. Il settimo giorno mi si perforò l’intestino: se ne accorsero da una tac e mi portarono d’urgenza in sala operatoria. Mi sono svegliata con mia madre di fianco e, per effetto della morfina, le chiesi di cantarmi una ninna nanna! Se ci penso ora mi viene da ridere. In quel momento, però, avevo pochi motivi per ridere! Mi sono trovata una sorpresa amara, non ero stata avvisata della probabilità di essere stomizzata. Non riuscivo a capire a che cosa servisse quella sacca attaccata alla mia pancia. Almeno non avevo più dolore. È stato grazie ai medici, alle infermiere e alla mia famiglia che mi sono fatta forza. A fine mese mi hanno dimesso, ho voluto imparare da sola a gestire pacchettini, placche, pasta e tutto il resto. Avevo solo voglia di staccare la spina e dopo 15 giorni ero in Sardegna a godermi la mia rinascita! Tornata a casa ho deciso di cambiare vita, lasciare il mio compagno (sapevo di meritare un uomo migliore) e mi trasferii da mia sorella. Non avevo ancora un lavoro e non potevo permettermi di vivere da sola e, comunque, avevo estremo bisogno di essere circondata da persone che mi amavano. È passato quasi un anno, continuo a fare le terapie in ospedale, ma la mia vita è completamente cambiata, non sembrerebbe vero, ma in meglio! Ho conosciuto gente meravigliosa: i “miei medici”, le “mie stomaterapiste”, il Presidente dell’Associazione A.M.I.S., nonché amico, Stefano Piazza, che mi sta dando l’opportunità di aiutare, quando mi è possibile, persone come noi. Vorrei solo far capire che non abbiamo nulla di meno, ma qualcosa in più, che niente ci può impedire di realizzare i nostri sogni; di fare ciò che ci appassiona, ci dà la possibilità di conoscere persone straordinarie. Come il mio compagno, al quale dedico la mia storia. Leggendo nei miei occhi l’imbarazzo, mi ha detto semplicemente: “Non aver vergogna davanti a me” e “Per favore levati la canottiera!”. Cosa mi manca? Il lavoro l’ho trovato, spero presto di avere la gioia di diventare mamma!

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