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Giancarlo Cavalli

Vincitore Great Comebacks™ 2004  

foto: Giancarlo Cavalli

Mi rivolgo "all'amico" ConTatto al quale voglio narrare brevemente la mia storia.

Quattro anni orsono, ho raggiunto il fatidico giorno della pensione, non un giorno triste come tanti, ma un giorno allegro che mi apriva ad una nuova vita, tempo libero e possibilità di godere la famiglia. Per questo momento, da me programmato, mi ero assicurato un lavoro di consulenza che non mi avrebbe allontanato definitivamente dal mondo del lavoro dopo che vi avevo dedicato quaranta dei miei anni, ma non mi avrebbe impegnato che poche giornate al mese.

I primi tre mesi di libertà, mi hanno consentito di gioire, ho realizzato un lungo viaggio con mia moglie e ho vissuto la spensieratezza e momenti di felicità che non ricordavo dalla mia gioventù. Il mio modo di vivere era decisamente cambiato, era libertà, gioia di vivere, piacere di godere di quanto di meglio la vita può donare.

Dopo un anno di questa mia ritrovata giovinezza e felicità accusai qualche disturbo al basso ventre. Mi sottoposi a visita medica e dopo accurati esami la sentenza fu tremenda: si trattava di carcinoma alla vescica.

Il consiglio del medico fu intervento immediato per evitare danni peggiori. Qui finì la mia ritrovata giovinezza, qui finì la voglia di vivere, non desideravo che il "buio".

Con grande decisione e coraggio mia moglie mi convinse ad accettare l'intervento chirurgico e fu così che, tre anni orsono, sono stato sottoposto a "Cistorectomia radicale e Uretrectomia totale".

Mi chiamo Giancarlo e da tre anni vivo a Milano con la mia stomia, i primi tempi furono tremendi perché non volevo accettare questa nuova condizione fisica, ma in un momento così buio della mia vita grande aiuto e conforto venne da mia moglie che non mi considerò mai un ammalato e mi rimase vicino con grande sensibilità, tenerezza ed infinito amore.

Un secondo aiuto, non meno importante, mi fu dato da due volontari dell'Associazione stomizzati che mi avvicinarono in Ospedale dopo l'intervento. Ricordo con grande affetto queste persone che sono scolpite nella mia mente come "Stecco e Ciccio" e mi scuso con loro se nel leggere questa storia si riconoscono. Perché questo ricordo? Uno era alto e magro, l'altro di statura normale, ma ben messo di corporatura. Questi volontari, oggi grandi amici, mi avvicinarono e parlando mi dissero di essere stomizzati da anni e di condurre una vita "normale". Ricevetti da loro risposte ai miei dubbi su come avrei potuto affrontare la vita nei piccoli e grandi problemi quotidiani e mi parlarono infine dell'associazionismo.

Nei primi due mesi dopo l'intervento, mi recai in montagna al fresco evitando così di trascorrere i torridi ed afosi mesi di luglio ed agosto a Milano. In questo periodo della mia convalescenza capii cosa significava l'associazionismo, infatti, tutte le settimane, precisamente al sabato mattina, ricevevo una telefonata dai miei amici "Stecco e Ciccio" che si informavano sul mio stato di salute e se avevo difficoltà con il dispositivo che utilizzavo. Confesso che aspettavo con piacere queste telefonate, le quali mi davano senso di maggior sicurezza nel sentire che persone quasi estranee, in quel momento, pensavano a me e mi capivano perché erano nella mia stessa condizione. Rientrato in città, mi recai presso l'Associazione " per ringraziare di persona, qui la prima sorpresa, trovai presso la Sede diverse persone che avevano problematiche simili alla mia, chiacchieravano in allegria bevendo un aperitivo, parlavano dei problemi quotidiani della vita come si trattasse di un incontro tra amici al circolo o al bar, compresi che la vita aveva un seguito.

Oggi sono inserito nell'Associazione e spero di poter essere di aiuto a chi deve per destino affrontare vicissitudini che possono portare all'isolamento ed allo sconforto totale. "Stecco e Ciccio" continuano la loro opera di volontariato e con loro ed altri dedico parte del mio tempo all'A.L.S.I. Lombardia perché donare ed aiutare altri rende felici e tutto ciò mi fa amare la vita più di prima. Tutti dovrebbero provare quale gioia si può ricevere dal sorriso di una persona che in quel momento è sofferente.