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Enzo Franchini

Vincitore Great Comebacks™ 2002  

foto: Enzo Franchini

“Perché doveva capitare proprio a me? A me che conducevo una vita sana: lavoro, famiglia, aria aperta e tanto sport?" E' la drammatica domanda che Enzo F. si pone - quattro anni fa - quando conosce la diagnosi della sua malattia. In principio, non ci vuole credere e non si vuole arrendere. "L'estate era alle porte - ci scrive - rifiutai l’intervento immediato non volevo diventare ottantenne da un giorno all'altro... nella mia mente quello che era stato possibile fare fino a quel momento non lo sarebbe stato mai più dopo". Dunque, rimanda l'intervento chirurgico, si sottopone a una dolorosa radioterapia, ma rispetta gli impegni presi per l'estate: la scalata del Monte Pollice, in Val d'Aosta, 4.300 metri di ghiaccio e neve. E tocca la vetta, primo di quattro cordate. Poi, la stomia e il legame preziosissimo che si crea con la sua stomaterapista, Dolores D., che lo assiste nella riabilitazione. "Diventammo amici", scrive Enzo nella sua lettera e ci sembra la cosa più bella che possa capitare in una situazione come questa.

Lui, appassionato di alpinismo, non vuole rinunciare alle scalate, Dolores gli insegna a gestire la stomia in situazioni molto difficili, nei rifugi ad alta quota, al freddo gelido - e dice - "in quel periodo, facendo progetti e calcoli per i materiali da portare nelle mie escursioni ci divertimmo molto!". Così, Enzo continua a scalare montagne e vince una gara podistica a Misurina. Ma il destino gli si accanisce contro ed Enzo deve sottoporsi a un secondo intervento chirurgico ancora più devastante. Credete che a quel punto si sia arreso? Niente affatto. Viene a sapere - ci racconta - che si sta organizzando una spedizione alpinistica sull'Himalaya e decide di parteciparvi. Si allena duramente. Nel frattempo, il mondo viene sconvolto dall'attentato alle Torri Gemelle di New York, comincia la guerra in Afghanistan... non importa, Enzo decide di non fermarsi davanti a niente e riesce avventurosamente a raggiungere il campo base nella Hiddey Valley, in Nepal, a oltre 5.000 metri.

"E' stato l'intervento di Dolores - scrive - a consentirmi questa sfida: è lei che mi ha insegnato a prevenire eventuali complicanze, a occuparmi della stomia in situazioni veramente estreme...". Non che sia stato tutto rose e fiori, qualche momento difficile l'ha attraversato, ma - racconta nella sua lettera - "quello che ho realizzato è identico a quanto avrei potuto fare anche prima dell'intervento di stomia". E le sue considerazioni finali: "Non ci si deve fermare mai, non ci si deve abbattere, occorre lottare e pensare che è ancora tutto possibile".