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Donatella Brevini

Vincitrice Great Comebacks™ 2011

Entusiasmo è una parola grossa. Scusate tanto, ma io non è che sia proprio tanto entusiasta di essere stomizzata e, se qualcuno lo fosse, bè, credo che avrebbe bisogno di un buon psicologo. Quanto meno, non ho mai visto orde di volontari davanti alle strutture ospedaliere che, sperando in una resezione secondo Miles, urlano: "Io, sono arrivato prima io!". Quindi andrei piano a parlare di entusiasmo. Ciò non significa che sia giustificabile piangersi addosso dalla mattina alla sera: questo non è dignitoso per se stessi e, inoltre, rompe le scatole a chi ci circonda che, dopo averci sopportato, un po' per buona educazione, un po' per carità cristiana, ci molla a rimpinguare la nostra valle di lacrime.

Certo che è impossibile tornare alla vita di prima (la mia vita precedente, come la chiamo io) credo più o meno per tutti: specie se prevedeva lunghi viaggi effettuati in Africa, guidando veicoli fuoristrada, durante i quali neppure mia madre sapeva dove mi trovassi. Naturalmente rimpiango quei viaggi durante i quali si pernottava in tenda a fianco dei beduini o dei tuareg che ci offrivano l'immancabile tè verde in cambio di abbigliamento, giocattoli raccolti in Italia, per i loro bambini, ma soprattutto scarpe: non avete idea quanti bambini muoiano nel deserto per aver inavvertitamente calpestato uno scorpione a piedi scalzi. Naturalmente questo non lo faccio più: sarebbe davvero complicato farsi un'irrigazione nel deserto del Grande Erg, tuttavia mi ritengo fortunata per aver avuto la possibilità di vivere queste esperienze.

E adesso? Ho semplicemente abbassato il tiro: non più Tunisia, Libia o mraocco, bensì Croazia (no, non quella di Parenzo e delle Isole Lussini, ma quella ai confini con la Bosnia e la Serbia) e Albania e vi garantisco che usare la loro acqua corrente per fare l'irrigazione è altrettanto temerario quanto utilizzare quella dell'oasi dei laghi Q'bron in Libia. Ce n'è voluto per convincermi nuovamente a "mettere le ridotte" (questo è uno slang fuoristradistico: significa lasciare una strada asfaltata per incamminarsi in un percorso fattibile solo inserendo il riduttore di marce, quindi particolarmente impervio). I primi mesi dopo l'intervento, avvenuto a maggio 2005 presso l'I.T.M., sono stati molto pesanti, ma, per fortuna, sono stata subito indirizzata presso l'ambulatorio per stomizzati dell'A.S.M.N. di reggio Emilia dove ho incontrato la dolcissima Maria Salati come prima infermiera e, in seguito, la vulcanica stomaterapista Lina Casoni che mi hanno accompagnato con comprensione, ma anche con la giusta dose di fermezza, attraverso tutto il percorso di adattamento che occorre necessriamente digerire per riprendere in mano le redini della nostra nuova vita. A chi mi chiede in quale momento ho accettato la mia situazione io rispondo che non l'ho davvero ancora accettata. Ci convivo, mi adeguo, mi regolo come conseguenza della mia diversa fisicità, ma è difficile non sognare, la notte, che "se spingo un po' forse, le mie feci escono dal loro naturale... (scusate, non mi viene la parola giusta). Tuttavia, è anche vero che io ho 2 mani che possono fare, due gambe che possono camminare e 2 occhi che possono vedere: c'è chi è messo peggio.