Choose Your Country:
Home Chi siamo Le nostre storie Consigli utili Eventi e notizie Link utili Contattaci

Cristiano Calatti e Giuseppina Distaso

Vincitori Great Comebacks™ 2005  

Foto Cristiano Calatti e Giuseppina Distaso

Ciao sono Cristiano, un ragazzo di 32 anni di Valgioie, in provincia di Torino, colostomizzato da due anni. La mia avventura inizia a gennaio del 2003, quando comincio a prendere sul serio una emorroide che ritenevo piccola e trascurabile. Su consiglio del mio medico di base inizio una cura con pomate adatte alle emorroidi e due mesi a pasti in bianco, con tanta frutta e verdura, senza alcool e bevande gassate. Perdo circa 15 chili e mi sento in forma, ma il male non passa. Dopo una visita chirurgica il Dott. M. dell'ospedale di Giaveno mi prenota una biopsia e subito dopo una visita a Candido, presso l'Istituto di Ricerca e Cura del Cancro. È la conferma alla biopsia: adenocarcinoma di 4 centimetri nel basso retto, proprio sullo sfintere. Si poteva anche morire. Da quel momento mi chiesi tante cose e subito scoprii che per vivere bastava prendere atto della morte e sorridere alla vita. Ogni attimo diventò importante perché vissuto con l'amore per il tutto. Anche i dottori che prima erano preoccupati, resisi conto di come reagivo, iniziarono a sorridere con me. Feci la radioterapia e la che-mio concomitante per tre mesi, la tac di controllo ad agosto e poi l'intervento il 12 settembre 2003. Nel colloquio pre-intervento, il Dott. M. mi dice che ho fatto già molto, e molto hanno fatto anche loro, ma purtroppo lo sfintere non si salva, e sarà una colostomia definitiva. Gli chiesi se le cosiddette terapie alternative possano funzionare. Mi rispose che in certi casi di tumore possono servire, ma nel mio caso rischio di svegliarlo di nuovo e potrei perdere la virilità, se non la vita. Quindi, operazione. Per fortuna va molto bene e vengo dimesso dopo soli 7 giorni. Grazie al mio enterostomista, Gianluca Manna, prendo subito dimestichezza con il sacchetto e vengo a conoscenza delI'A.RI.STOM., dove lui è membro del consiglio direttivo. La mia voglia di vivere mi conduce ad una certezza: si può stare bene con se stessi e con gli altri sempre, ed è una certezza divina. Basta amare la vita e non sentirsi mai diversi. Cioè togliersi di dosso tutte le paure, e la paura di morire è forse la più grande. Dopo l'intervento mi vengono programmati 9 cicli di chemio che supero brillantemente, grazie al mio carattere e a terapie del dolore, nausea e vomito alternative (qui funzionano meglio di quelle tradizionali). Il 24 aprile 2004 mi dichiarano guarito, se... Ricomincia la paura. Già, stavo meglio quando stavo peggio. Ma non mollo e cerco di superare questi momenti dove sembra avere più importanza il denaro che non c'è, piuttosto che la gioia della vita. Grazie di cuore agli amici, ai familiari e ai maestri di vita dell'associazione che mi hanno aiutato. Grazie al Dott. Aloesio, a Gianni Brunetto, a Romano e a tutti gli altri soci e simpatizzanti. E un grazie particolare a Monica la segretaria tuttofare dell'A.RI.STOM./F.A.I.S., che mi ricorda sempre che è tutto dentro di noi, arrabbiarsi non serve. Ci vuole rispetto di tutto e di tutti, in primis per se stessi. Grazie anche agli amici del Kyudo (tiro con l'arco giapponese), da cui penso di ritornare al più presto, che hanno rasserenato la mia anima. E così ho ricominciato a vivere un po' più serenamente, ed è arrivata Pina, una bellissima ragazza di 26 anni, ileostomizzata. Ci siamo innamorati quasi subito. Abbiamo due caratterini, soprattutto il mio, ma lei è una donna con un grande cuore e un'anima pura e serena. E mi ha chiesto di sposarla! Beh, ho accettato e ad ottobre convoleremo a nozze. Sento che le paure sono ancora li, ma mi sento pieno di amore, da far crescere insieme a lei. Nel bene e nel male... Ti amo mia dolce Pina, brindiamo insieme nel calice della vita... Per sempre!

Mi presento, sono Giuseppina. Sono nata a Torino, 26 anni e sono ileostomizzata dal dicembre 2003. Nel '95 ho iniziato a stare molto male di intestino. Pensavo che il motivo del mio disagio fosse una seria influenza con doppio virus, come mi diagnosticò il medico di famiglia, ma si sbagliava. Tra giorni passati nella sofferenza a pensare a cosa mi stava capitando, prenotai delle visite più accurate. Avevo voglia di sapere perché il mio corpo si stava trasformando in una macchina di stanchezza. Prima riuscivo a fare tantissime cose, poi tutti i miei progetti si sgretolarono nella mia anima. Erano giorni davvero tristi, pensavo ad un tumore o ad una patologia che mi potesse portare alla morte, era tutto insostenibile. Io, una ragazza gioiosa e vitale, che stava perdendo la sua voglia di vivere. Ma le mie preghiere aprivano nel mio animo spazi immensi, fino a quando pensai che l'amore stesso per la vita era la soluzione.

Ascoltando la voce di Dio, scoprii che nell'anima ero piena di voglia di lottare per vivere. Decisi di andare da un altro specialista che diagnosticò finalmente i miei mali: rettocolite ulcerosa e Morbo di Chron. Chiesi subito spiegazioni sulla causa di queste malattie croniche, ma mi resi conto che già lo sapevo: i tanti problemi in casa e una disgrazia scampata per un pelo, penso mi abbiano portato a soffrire così tanto da farle scatenare. Erano malattie gravi e subito mi scoraggiai, ma le mie preghiere sempre più assidue mi fecero capire quanto sia importante la vita su questa terra per me e per gli altri. In questi anni passati per cercare di salvare il mio intestino, ho sempre avuto mia madre molto vicina. Mio padre e i miei fratelli cercavano di appoggiarla quando doveva farmi coraggio, e lì mi resi conto che potevo essere io a dare coraggio agli altri. Non ho mai smesso di sognare, nemmeno quando stavo per morire. E con i miei sogni e l'amore delle persone a me vicine, ho deciso di farmi operare e di diventare ileostomizzata, ma finalmente guarita!

Grazie al mio chirurgo che amando il suo lavoro mi ha salvato la vita. Grazie alla mia enterostomista e a tutte le infermiere, sempre gentili e disponibili a qualsiasi mio bisogno. In questi anni di sofferenza" ho avuto un ragazzo, ma man mano che si cresceva, mi rendevo conto che era immaturo e che soffrivo senza averlo vicino. Avevo bisogno di una persona che mi stesse più accanto, ma proprio nel momento più difficile, quando decisi di operarmi, lui si rivelò confuso, tanto che sei mesi dopo, nell'estate del 2004, mi lasciò. Ora non ho più risentimenti, ma all'inizio soffrii molto. Poi tra la mia coscienza e mia madre che mi dicevano che non era l'uomo per me, mi rilassai e pensai un po' a me stessa. Contattai I'A.P.I.STOM., di cui Giovanna Bosio, la mia enterostomista, mi aveva parlato per cercare di fare volontariato con e per le persone stomizzate.

E lì, esattamente al pranzo di Natale 2004, conobbi Cristiano, un ragazzo colostomizzato, e iniziammo ad uscire insieme. Beh, tra pochi mesi diventerà mio marito! Una persona come lui che sa davvero cosa è il rispetto per la vita non la troverò mai più. Lo amo e sento con tutto il mio spirito di voler vivere accanto a lui per sempre. Non mi voglio più ammalare e voglio dedicare tutta me stessa alla famiglia che insieme creeremo.