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Angela Granata

Vincitrice Great Comebacks™ 2014  

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È proprio vero che finché non si prova sulla propria pelle la paura, il dolore, non ci si rende conto fino in fondo, quanto sia importante la propria salute sia essa fisica che mentale.

 

Lo “star bene” a 360° con se stessi e con gli altri in poco tempo è venuto a mancare, trasformandosi un giorno in “sopravvivere”, sperando di uscire al più presto dall’incubo in cui mi sono trovata, così, quasi all’improvviso, dopo un anno di continue visite, esami, controlli, per risolvere il malessere che mi aveva colpito ed affrontare in poche settimane tre operazioni abbastanza lunghe e complesse presso il “S. Matteo” di Pavia: in Ginecologia asportazione cisti ovariche e noduli sulla parete uterina, scoprendo così di aver l’endometriosi all’utero; successivamente in Chirurgia generale, resezione anteriore del retto laparoscopica per endometriosi severa e successivamente asportazione dell’anastomosi colo-rettale deiscente e confezionamento di colostomia, dovuta alla perforazione dell’intestino, dopo pochi giorni dal primo intervento. Ed ecco che, dopo diverse complicazioni, mi ritrovo catapultata in una realtà che non mi sembrava vera: bloccata a letto per una settimana, giorno e notte tra urla e pianti per il dolore, facendo fatica a respirare, dove morfina e antidolorifici, non placavano il male, se non stando ferma immobile senza muovere niente, sentendomi debole fisicamente e psicologicamente tanto da non riuscire a reagire. Così è stato altrettanto difficile in quei giorni, vedere i familiari vicini al letto, impotenti di fronte a questa situazione, che in ogni modo cercavano di alleviare la sofferenza, preoccupati perché spesso non ci riuscivano, ma che nemmeno per un istante mi hanno lasciata sola. Non da meno, una volta passato il dolore, una volta ripresa conoscenza, tanto da esser abbastanza lucida, mi trovo un'altra brutta sorpresa, quella più pesante da sopportare, accettare la colonstomia con tutte le conseguenze del caso, imparando in pochi giorni, con l’aiuto degli infermieri, a gestirla in breve tempo da sola (pulizia, cambio, irrigazione), spiegandomi molto bene come manovrare il tutto, rispondendo in modo esauriente alle mie infinite domande. Durante il primo approccio ambulatoriale, ho conosciuto il “mio” stomaterapista, Papa Calogero, diventato la mia “ancora di salvezza”, il mio “guru”, il mio punto di riferimento, disponibile, premuroso e deciso a non lasciarmi sola, che mi ha subito rassicurata dicendomi: “… per qualsiasi cosa chiama, sono qui!...”, così è stato fino ad oggi e per questo non finirò mai di ringraziarlo!!!Con lui ho instaurato, fin da subito, un bellissimo rapporto, amico e compagno di viaggio che con grande professionalità, mi ha sempre aiutato, spesso ironizzando sugli imprevisti, ogni qualvolta ho avuto bisogno, dandomi saggi consigli e trovando sempre la soluzione migliore per me quando ci son stati dei problemi di gestione del “mio buco” e delle sacche di colostomia e ileostomia. Una volta tornata a casa, dopo venti giorni in ospedale, la situazione almeno per i primi mesi, non è stata per niente semplice, mancando le forze, anche il semplice vivere quotidiano, ha subito cambiamenti dal modo di dormire al tornare a fare alcuni movimenti: camminare, fare le scale, prepararsi il pranzo; dall’alimentazione (cibi sostanzialmente liquidi, per agevolare la stipsi) alla pulizia personale lavandomi e vestendomi da sola, selezionando il “cosa fare” in base all’umore e alla condizione fisica del momento ed ogni giorno non era mai lo stesso, fortunatamente ho sempre avuto vicino qualcuno ad aiutarmi. Il più grosso ostacolo però è stato accettarsi, si, vedersi in questa nuova veste, vedersi il corpo cambiar forma, con la pancia tagliata a metà, con altre cicatrici sparse, e li, su un lato, il sacchetto! In ospedale l’impatto è stato traumatico, il mio primo pensiero, nel vedere il buco è stato “… Oddio che schifo!...”, “… non voglio questa cosa!...”, “… Aiuto, adesso cosa faccio?...”, “… Ste (mio marito) mi vorrà ancora?...”; e una volta a casa le domande si son ripresentate, dovendo gestire da sola la situazione “... Come faccio a fare le cose?...”, “… Se si rompe il sacchetto?...”, “… Come esco di casa così conciata?...” ,“ … Adesso cosa mi metto? La saccasi vede sotto i vestiti!...”. Fortunatamente grazie ai familiari, ma soprattutto grazie a mio marito che non mi ha mai lasciata sola, sono riuscita a superare abbastanza bene la paura iniziale di non potercela fare. Una volta ritrovata la serenità, anche nei rapporti di coppia, trovandomi io a disagio nei confronti di mio marito che con il sorriso mi ha sempre detto: “… Così sei bella lo stesso!...”, insieme si sono trovate presto diverse soluzioni e alternative per vivere al meglio la situazione, senza rinunciare a niente. Ecco che siamo stati al mare o al torrente a prendere il sole, abbiamo fatto diverse camminate in montagna con i nostri cani, lunghe pedalate tra le campagne della nostra zona, siamo usciti a cena con amici ritornando ad indossare per l’occasione vestitini carini e scarpe col tacco, questo per dire che a tutto vi è una soluzione, basta cercarla se si vuole tornare alla normalità di sempre!

Parlando, raccontando e riflettendo con le persone, su quanto accaduto, son riuscita a superare tanti altri piccoli ostacoli pensando sempre che tutto ciò sarebbe stato solo un brutto ricordo, un momento di passaggio e che a distanza di un anno la colonstomia sarebbe stata rimossa, tornando tutto alla normalità di sempre; è brutto oggi dirlo, ma, nei momenti difficili, spesso mi consolavo pensando che purtroppo, ci sono mali peggiori ed io sono stata fortunata e ci sono tante persone che per la malattia non possono toccare, vedere, sentire, fare, essere, vivere a contatto con il mondo, come faccio invece io. Presto le forze sono ritornate, la voglia di “fare”, tra alti e bassi, ha avuto il sopravvento sulla malattia; anche la sofferenza, lo spavento, la preoccupazione delle persone a me care, si sono alleviate vedendomi giorno per giorno star meglio fisicamente e psicologicamente, sono tornata attiva, e dopo quattro mesi di convalescenza, ho ripreso il lavoro, a scuola con i miei bimbi, che mi sono mancati tantissimo soprattutto perché con loro mi sento libera, felice in ogni momento, i loro sorrisi, i loro gesti ti riempiono di serenità, anche quando a volte sei “giù di corda”!

Non sono mancate parole, pensieri, gesti carini nei miei confronti, da parte delle persone che mi conoscono e mi hanno conosciuta, colleghe, parenti ed amici, infermieri, dottori e compagne di stanza, ma soprattutto tanto affetto e amore da parte dei familiari, che mi hanno supportato, fin ad ora, in questo “viaggio”. Mahh, “questo viaggio”, purtroppo non è ancora finito, si proprio così, altre visite, altre esami e dopo un anno, mi ritrovo ad affrontare il quarto intervento di ricanalizzazione e confezionamento di ileostomia in un ospedale a due ore da casa al “Sacro Cuore- Don Calabria” Negrar a Verona. Qui ci sono nuove complicazioni post operatorie, il dolore, il malessere si ripresenta più di prima, il decorso è piuttosto lungo, un mese di ospedale, dove le forze tornano a mancare, dove la testa piena di pensieri offusca ogni cosa, ti chiedi in continuazione “… Perché?...”, “… Perché succede ancora?...”, “… Ma perché sto ancora così male?...”; ti senti stanca, sfinita, spossata dai farmaci, psicologicamente fragile, in certi momenti sola tanto da pianger per niente, dovendo spesso fingere di star bene, sorridendo tra le lacrime, soprattutto con mamma e papà, per farli star tranquilli non potendomi vedere. Dopo quello già passato, non ne puoi più e in questi momenti perdi spesso la pazienza, la speranza, perché non vedi mai la fine, ogni giorno succede sempre qualcosa prima la febbre, i dolori, poi le vene che non funzionano più per i continui antibiotici, visite, controlli e così è difficile riprendersi e reagire. Fortunatamente, per quanto è stato possibile, mia sorella e i miei suoceri si son alternati viaggiando su e giù da Verona, per non lasciarmi completamente sola, aiutandomi così a superare anche questo momento, dandomi forza e sostegno per accettare e reagire di nuovo, così, giorno per giorno, riprese le forze ho cercato di adattarmi ai nuovi cambiamenti, usando la forza che mi era rimasta per uscire al più presto da questo incubo, pensando che tutto sarebbe finito da lì a poco e così è stato. Ritornata dopo poco più di un mese al lavoro e alla vita di sempre, a maggio rientro in ospedale a Verona per chiudere definitivamente la stomia.

Come ogni cosa brutta che accade, così all’improvviso tutto cambia, influenzando la vita di ogni persona che in un attimo si trova a tener tra le sue stesse mani una responsabilità unica e singolare che è la propria vita e deve salvarla in tutti i modi per ritornare a star bene con se stessa e con gli altri. Ciò che dico saranno frasi fatte, ma oggi più che mai mi rendo conto quanto sia bello “star bene”, “vivere”, apprezzando le piccole cose di tutti i giorni, dal piacere di poter fare una doccia rilassante dopo tanto tempo, alla gioia di pranzare con la famiglia, di gustare una pizza al posto del passato di verdura, al condividere con gli amici nuove esperienze; questo per dire che a volte piccoli intoppi che capitano durante il giorno: uno screzio sul lavoro, la fila al supermercato quando hai fretta, un mal di testa, ci sembrano insopportabili, il mutuo da pagare, la famiglia da gestire, la casa da mantenere sembrano problemi insormontabili, mahh… è proprio vero che, se non c’è la salute “tutto” a confronto… è niente! Altrettanto vero è, che in questo mondo, nulla è senza senso, tutto ha una direzione, tutto ha un significato e riflettendo su quanto provato durante questo lungo viaggio, mi ripeto dicendo che, le cose più semplici, sono le cose più belle e vere, senza le quali non puoi vivere, tra cui aver incontrato tante persone “speciali” che hanno lasciato il segno in questo momento importante della mia vita, ricco di dispiaceri, attese, gioie e soddisfazioni nell’esser arrivata a destinazione, con una valigia assai più pesante di quando sono partita, piena di emozioni, sensazioni, ricordi, gratificazioni da parte di tutti che, tra alti e bassi, tra lacrime e sorrisi, non mi hanno mai lasciata sola e mi hanno aiutata a superare tutto questo. Come cita una frase, che mi è stata dedicata “Non cancellare nessun giorno della tua vita: i giorni belli ti hanno regalato la felicità, quelli brutti ti hanno dato l’esperienza, i peggiori ti hanno insegnato a vivere!”, aggiungo, che ogni momento bello o brutto che sia, se “vissuto” con il cuore, arricchisce la persona stessa e tutti coloro che le stanno accanto e di questo ne do conferma e oggi più che mai lo posso raccontare...